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il voto alle donne

La lunga lotta per il suffragio femminile tra Ottocento e Novecento Introduzione del prof. Luciano Canfora
A sessantuno anni dalla proclamazione della Costituzione e sessantatre dalla concessione del voto alle donne, l'autrice ricostruisce il percorso storico degli eventi dell'emancipazione e della richiesta del suffragio, attraverso i documenti storici ed archivistici del dibattito parlamentare italiano e le dichiarazioni delle protagoniste consegnate alla stampa ed ai testi più diffusi dell'epoca. Ne risulta un difficile dialogo con le istituzioni governative che, fino al'45, hanno precluso, in Italia, ogni possibile intesa a che il mondo femminile fosse partecipe e protagonista della politica e pienamente beneficiario dei diritti civili e sociali. I numerosi movimenti, che hanno preso avvio, fin dalla prima metà dell'Ottocento, le teorie, le attività dei circoli e delle categorie, in concomitanza con quelli europei ed extra, hanno avviato interessanti e proficui scambi di opinioni ed alimentato tutta una letteratura di genere che ha avuto una funzione di stimolo per la rivendicazione dei principi inalienabili umani, successivamente proclamati solennemente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del '48. La parità raggiunta, inizialmente solo di nome non di fatto, ha, comunque dato inizio ad un'integrazione tardiva, ma necessaria a porre le basi dell' attuale iter democratico.
Il voto alla donne di Gaetanina Sicari Ruffo 160 pagine formato 14,8x21 cm ISBN: 978-88-95891-05-7 Euro 16,00

Intervista all'autrice del saggio: Il voto alle donne
E' di recente pubblicazione (Novembre 2009) per la Mond&editori il testo della Prof. Gaetanina Sicari Ruffo, a cui rivolgiamo alcune domande per comprendere meglio il suo messaggio alle donne.
Come è nato questo suo scritto e cosa si propone di comunicare? 
Mi son accorta tante volte che non tutti conoscevano bene cosa fosse l'emancipazione femminile, intendo quella storica della metà dell'Ottocento che ormai va sfumando tra le polemiche dell'oggi ed ho voluto provare a ricostruire per le giovani generazioni che hanno sempre fretta e per quei lettori che volessero rinfrescare il fenomeno, questo tormentato cammino fino al referendum del 2 giugno del 46 che ha visto per la prima volta le donne alle urne. Naturalmente non mi sono limitata alla semplice ricostruzione dei fatti dell'evento, ma ho cercato di rinvenire documenti parlamentari, testimonianze delle dirette interessate, altri saggi collaterali per rendere la questione più accreditata e convincente.
Quindi un percorso storico. Ma secondo lei la storia può insegnare ancora qualcosa?
Capisco che oggi s'intende prevalentemente destabilizzare la lezione del passato o meglio riscriverla secondo nuovi canoni, ma io ho sempre creduto, come insegna il grande storico greco Tucidide e poi il nostro Machiavelli, che la storia sia maestra di vita, non nel senso che si possano ripetere gli stessi eventi, quanto che i comportamenti umani possano essere simili al passato e quindi come tali essere compresi e per analogia applicati all'attualità con i necessari distinguo. Comunque al termine del lavoro di ricostruzione storica ho tratto delle conclusioni che non riguardano solo il passato,ma che coinvolgono il presente e contengono le mie idee sul fenomeno della liberazione femminile dagli stereotipi che l'hanno segnata e continuano per qualche verso ancora a caratterizzarla.
Potrebbe chiarire meglio questo aspetto?
Certo, secondo me, anche se ormai siamo alla terza svolta del femminismo, intendendo come seconda,dopo quella storica, la forte protesta del '68, '70 che vide le piazze inondate da flussi di cortei di persone che chiedevano a gran voce questa volta non più il voto, ma autonomia nel pubblico contesto e autorevolezza e minori strumentalizzazioni soprattutto del corpo delle donne, oggi non solo si ripropone quest'ultimo problema, pensiamo al fenomeno del “velinismo” e “delle ragazze accompagnatrici” e “ragazze calendario”, in funzione di donne-oggetto da esibire semplicemente come fossero trofei, ma fa paura il fenomeno diffuso della violenza fisica e psichica esercitata sulle donne sia nella vita privata che in quella pubblica. E' una violenza immotivata che offende la sensibilità dei liberi cittadini e rende subalterna una cultura che non fa abbastanza per impedire che questo accada.
Quale potrebbe essere l'antidoto?
Sono stati studiati vari espedienti : da un maggior rigore nelle pene da infliggere agli attentatori, a numeri telefonici per chiedere soccorso, a patrocinatori gratuiti per chi denunzia le infrazioni, ma i risultati sono scarsi, anche perché, a mio parere, l'unico modo per vincere questa piaga è rafforzare la coscienza e la cultura femminile. Fino a quando si resta nell'anonimato o si fa di tutto per sottovalutare questi inquietanti segnali e farli passare sotto silenzio, per remore di carattere morale o familistico, questo tipo di barbarie avanzerà. Per questo m'è sembrato opportuno richiamare alla mente la storia dell'autonomia femminile, per accrescere la consapevolezza nel presente d'un cammino già fatto e suggerire comportamenti utili non tanto ad accogliere sfide e a rintuzzarle, perchè non gioverebbe, quanto a sostenere ragionamenti di pacificazione e di collaborazione prima e di lotta contro opinioni superficiali e di comodo. Il cammino per l'autentica equiparazione dei diritti è ancora lungo.
Cosa intende quando allude a ragionamenti di pacificazione e di collaborazione ?
Sono convinta che la violenza genera violenza, quindi il primo passo da fare per acquietare gli animi è di richiamarli al senso di responsabilità e al rispetto della dignità che si deve ad ogni individuo. Se poi non si ottiene nulla neppure col dialogo si può adire alle vie legali in tempo per evitare tragedie. Spesso molte violenze avvengono nell'ambito della famiglia che dovrebbe essere il luogo ideale di armonia e di riposo e che ora è divenuto al contrario luogo di scontro e di accesa polemica. Non che nel passato questo non accadesse, ma, per via del fatto che la sfera privata era separata da quella pubblica, molti dei soprusi e delle intimidazioni non si conoscevano. Oggi che non esiste più alcun confine né di luogo, né di circostanza, il fenomeno dilaga, anche perché si sono allentati i vincoli affettivi che dovrebbero tenere gli individui legati non per convenienza o per forza, ma per amore. Recentemente il sociologo francese A. Touraine che molto apprezzo, ha scritto numerosi libri infatti, tra cui il recente: Il mondo è delle donne (Il Saggiatore,2009) e condotto molte inchieste tra i suoi allievi ed allieve dell'Istituto di Sociologia a Parigi presso cui insegna, per conoscere il grado di tolleranza fra i generi, ha fatto capire che le donne nella futura società dovrebbero avere un ruolo determinante, perché spetta ad esse la funzione di mediatrici. Non si pensi che questa consista nella subalternità, ma nella capacità di convincere la controparte e armonizzare le controversie fino ad appianarle, una sorta insomma di primierato giudizioso d'un nuovo corso sociale che dovrebbe instaurarsi, pena il ritorno ad una barbarie per tutti scomoda.
Ma non è utopia?
Niente affatto, anzi è consequenziale al percorso finora delineato della questione femminile: la lotta s'è dapprima circoscritta al riconoscimento della parità tra i generi, poi è passata l'istanza d'identificazione delle persone e dell'accrescimento della loro istruzione e consapevolezza, in entrambi i casi l'intesa e il rispetto che si devono da un essere umano all'altro non si sono realizzati se non formalmente. Occorre ora passare da una linea di lotta ad una d'intesa, sperimentare un'effettiva collaborazione e solidarietà tra i generi e questa sarà possibile solo se saranno, uomini e donne, non più in funzione del confronto forza – debolezza, ma animati da un reciproco intendimento, a superare insieme le prove più ardue della socializzazione. Può all'inizio apparire utopia, ma sono sempre le utopie a segnare le nuove svolte dell'agire umano. Credo che stiamo attraversando un momento cruciale di confronto. Le donne, parlo non solo delle italiane,ma dell'universo femminile in genere, si sentono sotto attacco. Eppure mai come in questo periodo storico hanno dato prova di possedere una sorprendente creatività: basti pensare ai numerosi premi Nobel loro assegnati ultimamente, non solo nel tradizionale campo della letteratura, per esempio a Doris Lessing (2007) e a Herta Muller (2009), ma pure in quei campi scientifici che erano prevalentemente appannaggio degli uomini: in Biologia a M. Christine Codiergues (2008), in Medicina a Elizabeth H. Blackburn (2009), in Economia a Einor Ostrom ( 2009).
Marcello Rossi
L'autrice
Gaetanina Sicari Ruffo, ha al suo attivo una lunga attività didattica, critica e giornalistica. Collabora a diverse riviste culturali ed è vicepresidente dell'associazione Nuovo Umanesimo, di Reggio Calabria, sua città natale. Autrice di racconti: Là dove l'ombra muore (Nuove Lettere, Napoli 2001) e di raccolte di poesia (Nuove scrittrici. Consiglio Regionale Abruzzo,1999), ha pubblicato lavori di saggistica per il 175 annuario del Liceo Classico T. Campanella (1914-1989), di cui è stata docente: La poesia dell'Eden nella Divina Commedia di Dante ed ancora per Pellegrini, Cosenza 1992: Utopia e Rivoluzione in Calabria, per Gangemi, Reggio-Roma 1993: Il Santo e la santità, per “Quaderni di Nuovo Umanesimo“ 1995: La congiura di T. Campanella in Calabria, per Silarus, Salerno 1996: Il Novecento nel segno della crisi, per Città del Sole Reggio Calabria, 2006: Le donne e la memoria.
Immagini di Leger (Donna con vaso), Picasso (Donna allo specchio & Donna dai capelli gialli), Modigliani (Ritratto di una donna).
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